Amico Sole

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Il sole, essenziale per la nostra vita, può avere effetti dannosi sulla nostra pelle.

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IL SOLE E L’UOMO: UN RAPPORTO IN EVOLUZIONE

L’uomo non ha sempre avuto lo stesso rapporto con il sole.
Nel corso della sua evoluzione, la razza umana ha perso gradualmente la sua pelliccia diventando praticamente un essere “nudo”. La nostra pelle può essere colpita quindi direttamente dalle radiazioni solari.
L’uomo ha però progressivamente sostituito la sua pelliccia, i peli, con gli indumenti, tessuti e abiti, che lo proteggono, oltre che dal freddo e dalle condizioni ambientali sfavorevoli, anche dal sole.
Solo negli ultimi cento anni si è diffusa e affermata la cultura che una pelle abbronzata sia sinonimo di bellezza, ricchezza e salute, diventando uno status symbol.
L’abitudine di esporsi al sole e ai bagni di sole per motivi ludici e sociali risale al dopoguerra, affermandosi come moda e diventando un fenomeno di massa. I primi lidi sono sorti infatti negli anni ’30, frequentati da pochi privilegiati e dove si stava comunque spesso vestiti.
Se fino ad allora una pelle bianca e diafana era stata sinonimo di bellezza e ricchezza, mentre la pelle scura era associata alle classi basse, ai lavoratori dei campi e ai marinai, mano a mano la pelle abbronzata si è sostituita alla prima diventando segno delle classi sociali agiate che si potevano permettere di andare al mare. Negli anni ‘50 questa moda è diventata di massa, rendendo bagni e i lidi molto popolari.
Con l’aumento della possibilità di viaggiare l’abbronzatura poteva essere esibita in qualsiasi stagione dell’anno, diventando un ulteriore segno distintivo di ricchezza. In seguito con l’avvento delle lampade solari e dell’abbronzatura artificiale, anche l’abbronzatura fuori stagione è risultata alla portata di tutti.
Una pelle abbronzata è ormai sinonimo nell’immaginario collettivo di benessere, bellezza ed è associata alle vacanze e al tempo libero.
Ovviamente questo cambiamento sociale e culturale ha comportato diverse conseguenze non ultima per importanza l’aumento notevole dei tumori cutanei.


RADIAZIONI SOLARI: COSA SONO ?
Le radiazioni solari (radiazioni elettromagnetiche) sono costituite da : UVC (100-290 nm, normalmente bloccati dallo strato di Ozono, cominciano a diventare un problema per il suo assottigliamento) UVB (290-320 nm) UVA (320-400 nm), Luce Visibile (400-760 nm), Infrarossi (760-1.000.000 nm) .
Ognuna di queste colpendo la nostra pelle, interagisce con essa determinando effetti diversi che dipendono dalla loro energia (inversamente proporzionale alla loro lunghezza d’onda) e dalla loro capacità di penetrare nella cute (proporzionale invece alla lunghezza d’onda).

Inoltre la quantità di Raggi UV che riescono ad arrivare al suolo e a interagire col nostro organismo varia al variare di diversi fattori: condizioni climatiche, latitudine, diverse stagione, ora dell’esposizione, altezza cui ci si trova.
Per esempio la quantità di UVB che arriva al suolo a 1000 metri di altitudine è circa 20% maggiore di quella che arriva a livello del mare, mentre gli UVA sono quasi gli stessi. Bisogna poi considerare oltre alle radiazioni dirette anche quelle riflesse, che aumentano in presenza di neve, ghiaccio, acqua e sabbia.
Le nuvole invece arrestano solo le radiazioni infrarosse, che sono responsabili della sensazione di caldo, mentre non arrestano gli UV e quindi spesso si fa l’errore di non proteggersi.
Gli UVB, di lunghezza d’onda più corta e quindi con energia maggiore, sono in parte riflessi dallo strato corneo dell’epidermide e in parte penetrano negli stati superficiali, determinando una serie di effetti, alcuni immediati e altri tardivi. Sono eritematogeni, cioè responsabili dell’arrossamento immediato dopo l’esposizione solare e delle scottature solari, hanno un effetto melanogenetico, cioè sono responsabili della stimolazione della produzione della melanina da parte dei melanociti; quindi gli UVB sono quelli più direttamente responsabili dell’abbronzatura duratura, quella che comincia a comparire dopo qualche giorno dall’esposizione al sole.
Gli UVA, di lunghezza d’onda maggiore e quindi con energia inferiore, riescono a penetrare più in profondità nella nostra pelle fino al derma, dove determinano come effetto immediato il rilascio della melanina accumulata nei melanociti e sono quindi responsabili di quella abbronzatura che vediamo immediatamente dopo l’esposizione solare ma di breve durata.

EFFETTI DELLE RADIAZIONI SOLARI SULLA NOSTRA PELLE
L’effetto dell’esposizione del sole sulla nostra pelle determina una serie di complesse reazioni di adattamento. Queste dipendono dal tipo di radiazioni che colpisce la pelle, dal tempo di esposizione, dal tipo di pelle.
Se è vero che l’esposizione al sole e alla luce è essenziale per la nostra vita. l’eccessiva esposizione provoca danni e rischi notevoli.
L’esposizione ai raggi solari ha indubbi effetti positivi sul nostro organismo, prima di tutto la produzione della Vitamina D. Essa viene indotta dai raggi solari ed è indispensabile per l’assorbimento e il metabolismo del calcio, quindi per la salute delle ossa oltre a diverse altre importanti funzioni, non ultima quella antitumorale. Da ricordare però che per attivare la produzione di Vitamina D basta un’esposizione al sole di pochi minuti al giorno.
Gli UV hanno una funzione disinfettante e hanno un effetto benefico su diverse malattie della pelle tipo la Psoriasi, la Dermatite Seborroica, la Dermatite Atopica, gli Eczemi Cutanei.
Hanno un’importante azione antidepressiva contribuendo alla produzione di serotonina, ormone che aumenta il buon umore. Inoltre i Raggi Solari sono importantissimi per regolare il ritmo circadiano e quindi il rapporto sonno-veglia con tutti i rilevanti fattori ad esso collegato.
D’altra parte un’eccessiva e inappropriata esposizione solare determina una serie di effetti dannosi sulla nostra pelle. Il primo e più evidente e l’eritema solare, che può arrivare fino alla scottatura di diversa intensità. Ma più insidiosi e pericolosi sono i danni prodotti nel lungo periodo.
UVA e UVB determinano, con diversi meccanismi diretti e indiretti (tramite produzione di radicali liberi), un danno al DNA delle cellule della pelle che, quando supera la capacità di riparazione del nostro organismo, può portare nel tempo alla formazione di tumori cutanei denominata Fotocarcinogenesi.

Tra questi il più importante è il Melanoma Cutaneo: è ormai accertato che il suo continuo incremento, soprattutto nella razza caucasica, con un’incidenza che aumenta del 3-7% annuo, (che ne fa il tumore maligno con la più rapida crescita nella popolazione di razza bianca) è in gran parte dovuto a un’eccessiva esposizione solare e alle ripetute scottature solari soprattutto nell’infanzia.
A conferma di questa affermazione vi è l’evidenza che le sedi cutanee in cui si è osservato questo incremento di insorgenza del melanoma sono quelle esposte in maniera intermittente alle radiazioni solari, cioè tronco e arti e non riguardano la testa e il collo, aree sempre fotoesposte.
L’eccessiva esposizione ai raggi solari e/o alle lampade solari favorisce l’insorgenza anche di altri tipi di tumori della pelle: il Carcinoma Basocellulare che non dà quasi mai metastasi ma continua a crescere localmente; il Carcinoma Spinocellulare, più raro, ma che può dare metastasi quindi più pericoloso; le Cheratosi Attiniche che sono delle precancerosi e possono evolvere in Carcinomi Spinocellulari. Questi tumori sono molto più frequenti nei soggetti di pelle chiara, che non si abbronzano facilmente e con una storia di esposizione cronica al sole. La loro insorgenza è infatti proporzionale alla quantità cumulativa di luce solare assorbita dalla cute durante tutta la vita. Il Carcinoma Basocellulare è molto più frequente del melanoma e come questo è legato alle scottature solari subite soprattutto da bambino.
Oltre ai tumori cutanei l’eccessiva esposizione agli UV è responsabile di numerosi altri effetti dannosi sulla nostra pelle, che vengono definiti nel complesso Dermatoheliosis o Photoaging, ossia l’invecchiamento precoce della cute dovuta all’esposizione cronica agli UV, in particolare agli UVA che penetrano più in profondità nella pelle.
I danni più evidenti sono:  ipercheratosi cutanea, cioè ispessimento della cute, comparsa di increspature e rugosità dovute alla progressiva distruzione delle fibre elastiche del derma che vengono sostituite da fibre collagene rendendo la pelle meno elastica, priva di tonicità e spenta elastosi attinica.

Esplicativa di questo danno è la famosa foto del camionista che per 28 anni è stato esposto allo stesso lato del finestrino ai raggi solari senza protezione e che mostra la metà del viso lato finestrino esposta al sole molto più invecchiata dell’altra metà. Questa è la chiara dimostrazione degli effetti visibili che i raggi solari determinano dopo lunghe esposizioni senza alcuna protezione e vale più di mille parole.

 

New England Journal of Medicine

Altri effetti dannosi molto importanti e spesso trascurati sono quelli che le radiazioni solari provocano sugli occhi, di tipo immediato come fotocheratiti e fotocongiuntiviti o di tipo tardivo, dovuti al danno cumulativo nel tempo alla retina e al cristallino, ad esempio la cataratta.
Segni evidenti di eccessiva esposizione solare negli anni passati sono la lentigginosi diffusa, soprattutto evidente nei soggetti chiari, le lentigo solari, evidenti al viso e al dorso delle mani, le chiazze scure del viso, tipo il melasma, tipico di alcune donne con particolare sensibilità al sole.
Gli UV inoltre determinano anche un danno ai capillari dermici, che diventano più tortuosi e larghi, soprattutto evidenti sul viso dei soggetti di pelle chiara.
I raggi solari determinano anche un certo grado di immunosoppressione, il cui segno più evidente è il classico Herpes Labiale che si presenta spesso in alcune persone dopo la prima esposizione solare intensa.
E’ importante considerare anche la possibile interazione tra sole e farmaci assunti.

Diversi farmaci possono scatenare, a seguito dell’esposizione ai raggi solari, reazioni sia foto-tossiche (gli UV determinano la trasformazione diretta del farmaco in sostanza dannosa scatenando una reazione infiammatoria) che foto-allergiche (il farmaco viene trasformato dagli UV in sostanza allergizzante che scatena una reazione allergica, la quale può insorgere dopo pochi minuti fino a 24 ore dopo l’esposizione).
Diversi sono i farmaci cosiddetti fotosensibilizzanti: sulfamidici, antibiotici, chinolonici, antidepressivi, anti- infiammatori tipo Ibuprofene e Ketoconazolo, diuretici, antiaritmici, retinoidi.
E’ quindi buona norma per chi fa uso di farmaci leggere bene il foglietto illustrativo o chiedere consiglio al proprio medico prima di esporsi al sole.


LA DIVERSA SENSIBILITA’ AL SOLE A SECONDA DEL FOTOTIPO
L’interazione tra luce solare e pelle dipende, oltre che dal tipo e dalla quantità degli UV, anche dal tipo di pelle.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è SOLE-E-PELLE-VERSIONE-DEFINITIVA-_v4-004.jpgPer indicare la diversa sensibilità e suscettibilità ai danni solari sono stati definiti in dermatologia i cosiddetti Fototipi.
La scala più comunemente usata è quella di Fitzpatrick, che divide gli individui a seconda delle caratteristiche somatiche in 6 fototipi:

  • Fototipo I: Pelle Lattea/rossastra, con estrema sensibilità alla luce, occhi chiari, capelli rossi e biondo molto chiaro, lentigginosi cutanea diffusa, si scotta sempre e non si abbronza mai.
  • Fototipo II: Pelle molto chiara (tipica delle popolazioni del nord), sensibilità alla luce molto elevata, occhi chiari, capelli biondi, molte lentiggini, si scotta molto spesso, abbronzatura leggermente dorata dopo circa 2 mesi;
  • Fototipo III: Pelle abbastanza chiara (tipico dei Caucasici), sensibilità alla luce elevata, occhi chiari o scuri, capelli biondo scuro/castani, possono essere presenti alcune lentiggini, si scotta spesso, abbronzatura dorata in un mese circa;
  • Fototipo IV: Pelle normale / olivastra (tipico dei Mediterranei, Mongoli, Orientali), sensibilità alla luce media, occhi chiari/scuri, capelli castani /castano scuro, pochissime lentiggini sulla pelle, scottature rare, abbronzatura abbastanza intensa in circa 1 settimana;
  • Fototipo V: Pelle scura (tipica dei Latino-Americani, Indiani d’America Indios, Indiani d’Oriente), sensibilità alla luce scarsa, occhi scuri, capelli neri, non sono presenti lentiggini, scottature solo in casi rarissimi, abbronzatura molto intensa in pochi giorni;
  • Fototipo VI: Pelle scurissima/nera (tipico delle popolazioni africane, Afro-Americane, Aborigeni Australiani), nessuna lentiggine, occhi molto scuri, capelli neri, nessuna sensibilità alla luce, scottature mai, abbronzatura intensissima dopo ogni esposizione.

Le diverse e infinite tonalità di colore della pelle, riassunte per semplificazione nei 6 fototipi, sono dovute essenzialmente alla diversa quantità e qualità del pigmento melanico presente. La Melanina, il pigmento che ci protegge dai raggi solari e determina il colore della pelle, è in realtà costituita da 2 differenti pigmenti: la Eumelanina più scura, stabile e fotoprotettiva e la Feomelanina con colore variabile dal giallo al rosso con un potere protettivo molto inferiore. Dalla differente combinazione e quantità di questi due pigmenti dipende la colorazione della pelle nelle diverse razze e individui. I fototipi più bassi hanno soprattutto feumelanina, quelli alti soprattutto Eumelanina. E’ anche importante la quantità e il tipo di immagazzinamento del pigmento nei melanociti e nei cheratoinociti della pelle, che determinano una diversa intensità di colore della stessa. Nei soggetti di pelle nera ad esempio la Eumelanina viene prodotta e immagazzinata in grande quantità in vacuoli più grandi che nei soggetti di pelle più chiara, mentre il numero dei melanociti, le cellule che la producono, è più o meno lo stesso.

Le infinite sfumature e tonalità dipendono poi anche dalla diversa quantità di altri pigmenti come i carotenoidi, di emoglobina nel derma, dalla diversa grana e spessore dell’epidermide e del derma.

REGOLE SEMPLICI PER GODERE DEL SOLE E MINIMIZZARNE I DANNI
Il rapporto tra sole e pelle è molto complesso. Per semplificare, se l’esposizione avviene in maniera corretta e moderata il sole ha sicuramente molti effetti benefici sul nostro organismo e soprattutto sul nostro umore, ma diversi effetti negativi sulla nostra pelle quando si eccede nell’esposizione.
Importante allora è stabilire alcune semplici regole per godere della sua piacevole sensazione sulla pelle senza farci rovinare le vacanze da scottature e ustioni, limitando al massimo i rischi di tumori e di invecchiamento legati all’eccessiva esposizione.
Queste regole, dettate dalla ricerca scientifica, ma soprattutto dal buon senso, se seguite sistematicamente ci permettono di abbassare notevolmente i rischi e di fare un’ottima prevenzione:

  1. esporsi con molta gradualità al sole iniziando con non più di 30-45 minuti e aumentando poi progressivamente il tempo di esposizione (questo dipende dal nostro fototipo);

  2.  evitare l’esposizione solare nelle ore centrali del giorno dalle 11 alle 16;

  3.  non esporre assolutamente al sole diretto i bambini entro l’anno di età;

Per i bambini queste regole sono obbligatorie e devono essere protetti con indumenti adeguati: maglietta, cappellino e occhiali adatti. Preferire tessuti più scuri tipo rosso o arancio, perchè proteggono di più rispetto al bianco. Esistono in commercio anche i cosiddetti indumenti anti-UV, di solito sintetici con trama più spessa e di colore più scuro.
Importante utilizzare anche per i bambini occhiali da sole protettivi e certificati.
Queste regole devono essere seguite in modo rigoroso dai fototipi più chiari.
Se queste semplici regole fossero seguite sempre, si potrebbe ovviamente fare a meno dei filtri e delle protezioni solari ma, come sappiamo tutti, di solito non è così.
Di regola le persone si espongono al sole durante i week-end o brevi vacanze, quindi nella pratica vediamo molto spesso gente che sta al sole intere giornate.
Questo è il vero motivo per cui bisogna ricorrere all’uso di filtri solari.


FILTRI SOLARI: COSA SONO E QUANDO USARLI
Come da regolamento CE N. 1223/2009 vengono definiti “filtri UV“ sostanze destinate esclusivamente o prevalentemente a proteggere la pelle da determinate radiazioni UV attraverso l’assorbimento, la riflessione o la diffusione delle radiazioni UV.
I diversi filtri solari in commercio si dividono in: filtri fisici, filtri chimici o una combinazione a diversa concentrazione dei primi due.
I filtri fisici usano come prodotti attivi polveri minerali che riflettono gli UV e sono essenzialmente costituiti da Biossido di Titanio TiO2, Ossido di ZnO, Biossido di Silicio SiO2.
Essi sono più fotostabili, più efficaci e hanno meno effetti secondari. I recenti processi di micronizzazione adottati da diverse industrie hanno reso i filtri fisici cosmeticamente più accettabili con una texture ottima, senza più lasciare quell’effetto di patina biancastra. Sono da preferire per i bambini.
I principi attivi dei filtri chimici sono molecole che attraverso reazioni fotochimiche assorbono e bloccano le radiazioni solari: Octinoxate, Octisalato, PABA e derivati e molti altri. Sono meno fotostabili e vanno applicati più frequentemente.
Il potere protettivo dei filtri solari viene espresso, per quanto riguarda gli UVB, tramite l’SPF – Sun Protection Factor – con un numero che indica il tempo che ci si può esporre dopo l’applicazione del prodotto senza che si verifichi l’eritema cutaneo tipico di ogni persona.

L’SPF indica il rapporto tra la dose di UVB necessaria a produrre un rossore chiaramente definito della cute (MED –Dose Minima Eritematosa, che varia da persone a persona in base alla sua sensibilità alla luce) e la dose di UVB necessaria a produrre lo stesso effetto di rossore su cute protetta dal filtro solare. Questo rapporto viene espresso con un numero che va 6 a 50.
Più alto e il numero dell’SPF maggiore e la quantità di UVB necessaria a produrre una scottatura e quindi il tempo che si può rimanere esposti al sole.
Schematicamente i filtri solari sono divisi in
– SPF basso tra 6-10
– SPF medio tra 15-25
– SPF alto tra 30-50
– SPF molto alto 50+
Le creme con un fattore di protezione inferiore a 6 non sono considerate filtri solari ma creme idratanti.
Da ricordare che questo vale solo per gli UVB. Per quanto riguarda la protezione dagli UVA esistono diversi metodi per misurarla, ma nessuno ben standardizzato come il SPF.
Quindi importante è verificare sulla confezione che sia espressamente indicata la protezione dagli UVA.
In un filtro solare il rapporto ottimale di protezione tra UVA e UVB deve essere di almeno 1:3.
Ovviamente nei filtri solari oltre ai principi attivi, direttamente responsabili della protezione, ci sono numerose altre sostanze quali veicoli, eccipienti, profumi, conservanti, stabilizzanti che determinano le diverse caratteristiche come la fotostabilità, la resistenza all’acqua, la durata, la conservazione, la texture, la più o meno facile applicazione e omogenea stendibilità sulla pelle, e non ultima la più o meno alta accettabilità cosmetica.
Nella scelta dei diversi filtri solari bisogna prima di tutto considerare il proprio fototipo. Come regola generale i fototipi I-II devono sempre usare un filtro con SPF molto alto 50+ con alta protezione anche per gli UVA e seguendo sempre le regole della buona esposizione su indicate.
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Il Fototipo III deve comunque iniziare l’esposizione con un filtro a protezione alta o molto alta per poi, ad abbronzatura raggiunta, continuare con un filtro a protezione medio SPF 15-25, che contenga sempre la protezione anche per gli UVA, perchè bisogna ricordare che l’abbronzatura protegge dagli UVB ma non dagli UVA.
Il fototipo IV-V deve comunque proteggersi all’inizio dell’esposizione con un filtro medio 15-25 e poi può passare a un filtro basso. Anche per esso vale la regola che il colore intenso della pelle e l’abbronzatura protegge dagli UVB ma non dagli UVA.
Il fototipo VI ha meno problemi di tutti ma anche gli appartenenti a questo gruppo possono sviluppare tumori cutanei indotti dal sole e risentire del foto invecchiamento.
Nella scelta del fattore di protezione di un filtro solare sono ovviamente molto importanti il tempo di esposizione, l’ora della giornata, la latitudine, l’altitudine e le condizioni ambientali: se in acqua, in mare aperto, sulla neve, su sabbia bianca, tutte situazioni che aumentano l’irradiazione solare e quindi i danni.
Inoltre bisogna fare attenzione che nell’etichetta sia chiaramente indicato oltre al SPF anche il fattore di protezione UVA, eventualmente degli infrarossi, che sia indicata la foto stabilità, la resistenza all’acqua, la durata dopo l’apertura della confezione, il cosiddetto PAO –Period After Opening.
I filtri solari andrebbero rinnovati ogni anno. Per quanto riguarda la loro formulazione i filtri solari possono essere oli, idrogel, emulsioni, gel, fluidi, spray e creme. Gli oli solari sono meno protettivi e meno resistenti, così come gli idrogel che possono contenere alcol.Tra le emulsioni sarebbero da preferire quelle acqua in olio (water in oil W/O), perchè riescono a contenere più principio attivo e sono più resistenti al sudore e all’acqua. Per i bambini sono da preferire le formulazioni in pasta o crema dense, perchè contengono più filtri fisici e sono più resistenti all’acqua e più fotostabili.

Una buona via di mezzo sono le recenti formulazioni in spray, sono facili da stendere, con eccellente uniformità ma vanno applicate spesso.
I filtri solari andrebbero applicati, soprattutto per i bambini e i fototipo I-II, prima di esporsi al sole e riapplicati ogni 2- 3 ore e dopo bagni prolungati.
FALSI MITI E LEGGENDE METROPOLITANE
Dovremmo poi sfatare alcuni miti e leggende metropolitane diffusi sull’argomento, tuttora dure a morire:
– Utilizzando filtri solari elevati non ci si abbronza: questo non è vero, perchè quello che non si verifica è solo l’eritema e la pigmentazione post esposizione solare che è di breve durata, mentre l’abbronzatura sara più lenta, ma più uniforme e duratura.
– Una volta scottati si può fare a meno dei filtri solari. Assolutamente falso perchè al danno già subito si aggiunge ulteriore danno con continue spellature. Inoltre in questo caso l’abbronzatura dura anche meno per il continuo esfoliarsi delle cellule contenenti il pigmento ed è meno omogenea.
– Vero invece che spellarsi dopo un’esposizione solare è segno di esposizione solare eccessiva e di forte danno per la pelle ed è falso che una volta scottati non serve proteggersi più, anzi si aggiungerebbe danno a danno. La conseguenza delle forti scottature è la comparsa della lentigginosi che tipicamente si riscontra al dorso, al viso e al decolleté .
– Utilizzando un filtro solare si può stare esposti al sole per tutto il giorno. Sbagliato perchè i filtri solari anche quelli totali 50+ fanno sempre passare un certo numero di UV che cumulandosi nell’arco della giornata possono dare gli effetti collaterali descritti. Quindi anche con i filtri solari sono indispensabili precauzione e buon senso.
– Quando è nuvoloso non è necessario mettere la crema solare. Assolutamente errato perchè gli UV attraversano le nuvole che fermano invece gli infrarossi responsabili della sensazione di caldo, quindi erroneamente non sentendo caldo e non sudando si tende a stare di più al sole e a non mettere la protezione, con il risultato di forti scottature. Anche sotto l’ombrellone si ricevono UV per via del riverbero della sabbia e della superficie dell’acqua, cosi come gli UV penetrano per il 95% nell’acqua, quindi anche in questo caso va messo il filtro solare per le pelli particolarmente sensibili.
– Gli autoabbronzanti non contengono filtri e quindi non proteggono dalle scottature. Essi determinano solo una lieve colorazione giallo arancio dello strato superficiali corneo dell’epidermide.

Dobbiamo ricordarci inoltre che esistono zone del corpo particolarmente sensibili al sole e che vanno protette di più: il viso, naso e orecchie, la parte posteriore del collo, spalle e parte alta del dorso, oltre a zone che vengono spesse dimenticate: il dorso del piede e le caviglie, il cuoio capelluto dei soggetti calvi, spesso soggetto a ustioni e a danneggiamento cronico, perchè lì il sole batte sempre e non solo in spiaggia. Quindi se si vuole evitare tutto questo e la successiva comparsa di lesioni precancerose come le cheratosi attiniche e i veri tumori cutanei come il Carcinoma Spinocellulare e il Carcinoma Basocellulare, le persone calve dovrebbero o portare sempre il cappello o applicare prima di uscire di casa un buon filtro solare UVB e UVA, come abitudine quotidiana.

CONCLUSIONI
Per concludere il “messaggio da portare a casa” e questo:
il sole fa bene al nostro umore, all’anima ed è essenziale a numerose funzioni organiche, quindi una giusta esposizione è da incoraggiare e favorire.
I problemi si presentano a causa di un’eccessiva esposizione solare.
Se si seguissero le regole di una graduale e limitata esposizione solare tenendo conto del nostro fototipo, si potrebbe evitare di far uso di filtri solari, che essendo prodotti esogeni con formulazioni complesse, possono dare, come tutto ciò che viene applicato sulla pelle, effetti collaterali e sensibilizzazioni.
Per evitare danni maggiori – ormai accertati dalla scienza – dovuti a un’eccessiva esposizione solare, cioè carcinogenesi e foto invecchiamento in primis, rovinandoci così le vacanze, usiamo quando necessario i filtri solari adatti alla nostra pelle e al tempo di esposizione.
Fare prevenzione anche in questo caso e la cosa migliore.
Buone vacanze e buona abbronzatura!